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Corridoio 24: i terminali a sud delle Alpi. Appunti a margine del convegno UIR del 2 ottobre |
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Occorre distinguere prima di tutto diversi tipi di terminali, in funzione della dimensione, della tipologia dei servizi offerti, della posizione sul territorio. Sostanzialmente ho individuato tre tipi:
Non considero i centri logistici puramente legati al trasporto su strada, che possono comunque essere interessati da spedizioni che utilizzano i servizi dell’Autostrada Viaggiante, ma in misura molto marginale. Nell’area del Nord-Ovest d’Italia che ha relazioni dirette con il traffico merci del Corridoio 24, sono presenti tutti i tipi di terminali sopra descritti, ma la rispettiva distribuzione sul territorio permette di ricavarne alcune interessanti indicazioni sul funzionamento del sistema dell’intermodalità in Italia. La prima è una conferma della mia impressione secondo cui esiste una linea virtuale, che coincide praticamente con l’asse trasversale Novara-Padova, a nord del quale il traffico merci ferroviario e intermodale mostra livelli non troppo dissimili da quelli del Centro Europa, mentre a sud abbiamo una preponderanza assoluta del trasporto su strada. Questa situazione si evidenzia tanto se valutiamo la numerosità dei collegamenti su rotaia attivi lungo gli assi Gottardo/Sempione e Brennero rispetto a quelli che proseguono verso gli scali del centro-sud Italia, quanto se esaminiamo la tipologia dei terminali. Vediamo invece i principali terminali esistenti a nord e lungo l’asse altopadano, limitandoci peraltro a quelli che originano traffico sul Corridoio 24. Come si vede, la maggior parte dei terminali sono del tipo gateway, con forte prevalenza del trasbordo strada/rotaia sulle eventuali strutture logistiche associate. Tutti questi impianti sono quindi orientati al servizio di un traffico a lunga percorrenza originato fondamentalmente dai porti del Mare del Nord, che viene smistato verso le aree economiche del centro Europa e fino alla pianura Padana. I volumi molto elevati di questi traffici sono tali da permettere una gestione attiva degli scali anche senza richedere un contorno di servizi logistici annessi. Si tratta peraltro di siti localizzati in aree già fortemente dotate dal punto di vista dell'infrastrttura logisitca, in cui la richiesta da soddisfare è rivolta soprattuto al trasporto. Un discorso diverso deve essere fatto per i terminali a sud dell’asse altopadano, nel senso che allo stato attuale si presentano tutti del tipo interporto integrato con strutture logistiche, e il trasbordo strada/rotaia rappresenta una quota poco rilevante della loro attività. In questo quadro, si assiste a una situazione di notevole progettualità che dovrebbe portare a un miglioramento dei servizi offerti e all’aumento dell’importanza della modalità ferroviaria nel trasporto. Sulle linee del Corridoio 24, attualmente sono attivi (luglio 2010): Vale la pena soffermarsi su questi tre impianti. Rivalta Scrivia è oggi un centro logistico di grande dimensione, in grado di offrire servizi di deposito, magazzinaggio, trasformazione e trasbordo per molte categorie di merci, ed è dotato di raccordo ferroviario. Il suo programma di sviluppo è rivolto a diventare un punto di appoggio retroportuale per Genova, grazie al buon collegamento ferroviario, con un sistema di feeding di tipo Shuttle direttamente dalle banchine portuali e un sistema specifico di gestione doganale del traffico internazionale. Mortara , aperto in dicembre 2009, è un centro di interscambio strada-rotaia, molto focalizzato sulla ferrovia (3 binari di servizio, fascio di presa e consegna elettrificato con accesso diretto alla rete) che sarà integrato con strutture logistiche. La posizione geografica permetterà di sviluppare relazioni sia con il nord, come supporto al terminale di Novara, sia con l’area portuale genovese e con il sud milanese. I primi servizi attivati dall'operatore Shuttlewise sono su Rotterdam e Venlo. Alessandria dovrebbe invece diventare il principale retroporto di Genova, seguendo la sua vocazione storica. Questo impianto potrebbe diventare lo snodo attraverso il quale il porto di Genova potrebbe alimentare da sud le aree economiche del centro Europa, ma qui si gioca una partita molto più complessa che non riguarda solo la ferrovia, ma prima di tutto la capacità del sistema portuale genovese di recuperare capacità operative concorrenziali con i grandi porti settentrionali. Altri terminali sono presenti lungo la linea Milano-Bologna: Lodi, Piacenza, Fiorenzuola, anche questi integrati con strutture logistiche e a servizio della fascia industriale sviluppata lungo la via Emilia. Un caso particolare è l'interporto CEPIM di Parma, dotato di strutture logistiche molto estese, e che si pone in una interessante posizione che lo lega sia al corridoio 24, che al corridoio 1 (Brennero) che alla direttrice tirreno-adriatica settentrionale (Genova-La Spezia-Livorno verso Ravenna). Una seconda considerazione ci porta a riconoscere che il settore dell'intermodalità è in questo momento ricco di progetti, alcuni dei quali già in fase realizzativa, e questo in conseguenza del fatto che, fino a prima della crisi finanziaria ed economica del 2008, il trasporto intermodale presentava ritmi di crescita molto più elevati rispetto alle altre modalità. Gran parte dei terminali hanno dunque in previsione di ingrandire le loro strutture, chi sul posto chi con la formazione di impianti di supporto a brevi distanze. Per la migliore messa a frutto delle potenzialità della rete di terminali è importante il progetto UIRNET, una piattaforma informatica per lo scambio di dati e la gestione a sistema degli impianti di terminalizzazione del trasporto. Questo progetto, in corso di sviluppo e implementazione da parte di UIR (Unione Interporto Riunti) è stato illustrato anche nell'evento del 2 ottobre a Rivalta Scrivia, e dovrebbe permettere grandi economie di scala e sicurezza gestionale delle unità di carico, ma dovrebbe essere esteso non ai soli interporti UIR. Dall'altro lato ci troviamo ancora e sempre di fronte alla questione della funzionalità della rete ferroviaria e della sua disponibilità a strutturarsi in modo da rispondere alle richieste, ormai piuttosto precise, del settore delle merci e in particolare dell'intermodalità, in termini di prestazioni, di regolarità dei servizi, di accesso libero alla rete, di tariffe. Questo continua ad essere l'anello debole della catena del trasporto intermodale. E' assolutamente necessario che la gestione della rete RFI sia completamente separata dal cosiddetto Gruppo FS, perché nella situazione attuale le politiche industriali di RFI sembrano essere orientate a favorire le scelte operative e di investimento della sola Trenitalia (anche lasciando perdere Trenitalia Cargo) e lasciare al merci risorse marginali o addirittura smantellandone le stutture. Infine resta la questione che il costo del trasporto ferroviario deve essere messo in condizione di essere competitivo con quello stradale, equiparando le agevolazioni economiche per i due settori (ciò che sembra in via di attuazione con il cosiddetto "ferrobonus" di prossima istituzione), o meglio ancora facendo emergere i costi “occulti” del trasporto su gomma, come richiede l’Unione Europea.
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